Comunicati stampa

IL SETTORE LIVE DELLA CULTURA, DEGLI EVENTI E DELLO SPETTACOLO SCRIVE AL PRESIDENTE DRAGHI

LA CULTURA CURA - Le Associazioni della filiera della cultura, degli eventi e dello spettacolo si sono unite per lanciare un appello al Presidente del Consiglio Mario Draghi perché sostenga i lavoratori e le imprese di un settore che ha pagato molto caro il prezzo della chiusura di tutti i luoghi e gli eventi della cultura. E riaprire non basta.

Roma, 12/5/2021. Nei giorni scorsi è stato approvato, dalle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato e sottoscritto da tutta la maggioranza, un Ordine del Giorno al Dl Sostegni che chiede al Governo di impegnarsi ad introdurre “misure in favore delle imprese che gestiscono attività, servizi culturali, eventi, congressi e spettacoli, cinematografici e teatrali, compreso il loro indotto, oggetto di chiusura dell'attività in ragione dell'emergenza sanitaria da Covid-19, con particolare riguardo all'esenzione dal pagamento degli oneri contributivi per un periodo non inferiore a sei mesi a decorrere dal primo mese successivo alla data di riapertura delle suddette attività".

Abbiamo scritto al Presidente Draghi, e per conoscenza ai Ministri delle Finanze Franco e del Lavoro Orlando, quanto sarebbe importante per le nostre Associazioni, per le imprese, per tutti i lavoratori e per la tenuta stessa dell’intera industria culturale e degli eventi live del nostro Paese che questo Ordine del Giorno fosse recepito dal Governo ed inserito nel Dl Sostegni che è in via di approvazione.

Seppur stiamo andando nella direzione di aperture progressive, molte attività sono soggette a tante limitazioni rendendone non sostenibile lo svolgimento. Migliaia di imprese sono a rischio, nonostante i ristori, quando ricevuti, e centinaia di migliaia di posti di lavoro sono in esubero. Le tante professionalità di questa articolata filiera, gran parte delle quali restano invisibili perché dietro i palcoscenici, dietro gli schermi, dietro i piccoli e grandi eventi, dietro le esposizioni d’arte, i luoghi della cultura e i musei, sono il nostro principale capitale. Sono tutti lavoratori e lavoratrici fermi da molti mesi e oggi dovrebbero essere, non solo più tutelati, ma anche messi nelle condizioni di riprendere ad esercitare la loro professione, alternando le politiche attive del lavoro, in particolare decontribuzione e formazione, alle politiche passive, per avvicinarsi nei limiti del possibile e progressivamente ai precedenti livelli occupazionali.

Noi ci siamo messi tutti insieme, nell’operazione più trasversale sinora mai compiuta e chiediamo al Governo di fare lo stesso per salvare un settore che - come più volte sottolineato – è parte centrale dello sviluppo economico del nostro Paese.

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